I TEMPLI DI ANGKOR E I SOVRANI CHE LI EDIFICARONO

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L’area dei templi di Angkor, il più grande sito archeologico al mondo, è il frutto dell’ingegno di molti sovrani che regnarono tra il IX e il XIII. La visita dell’area archeologica non segue un percorso cronologico perché strutture contemporanee e attribuite ad uno stesso re, si trovano spesso distanti tra loro.

Questa piccola guida nasce con lo scopo di presentarti i più importanti sovrani del regno Khmer. Di ognuno saprai quando ha regnato e quali templi ha edificato.
L’articolo è scaricabile in formato PDF, per permetterti eventualmente di usufruirne durante la visita ai templi.

REGNO DI FUNAN

Assai prima del IX secolo, ovvero della nascita dell’impero Khmer e dei templi di Angkor, diversi regni contemporanei tra loro, si contendevano terre e potere, in quest’area del sud-est asiatico. Attorno al I secolo, il più grande e potente era quello di Funan. Probabilmente si estendeva su di un’area compresa tra Phnom Penh e la provincia di Kien Guam, nell’attuale Vietnam.

Le informazioni che si hanno derivano da fonti cinesi che indicano che il regno di Funan fu fondamentale nella diffusione della cultura indiana. Esso occupava infatti una posizione strategica per il commercio marittimo tra India e Cina. Tra il I e il VI secolo si affermarono in Cambogia il culto di Shiva, Vishnu e il Buddismo. Oltre alla religione, l’India influenzò la cultura, l’ordinamento politico, e furono probabilmente importate tecniche di irrigazione e di drenaggio delle acque.

Si ritiene che Funan si estendesse su un territorio che ora comprende la Cambogia, il Vietnam meridionale, parti del Laos, della Thailandia e della Birmania. Non si sa con certezza quale fosse la capitale. Gli studiosi ritengono che si trattasse di un regno costituito da molte città stato. Probabilmente, almeno per un certo periodo, la capitale fu Angkor Borei, situata nella provincia di Takeo, a circa 25 km a sud di Phnom Penh. Si sa invece che il suo porto più importante era Oc Eo in Vietnam, che ricopriva un ruolo di rilievo negli scambi commerciali in tutto il sud-est asiatico. Con il progredire delle tecniche di navigazione, che portarono le navi a prediligere le rotte in mare aperto, il porto perse a poco a poco la sua importanza strategica e dal VI secolo la popolazione si andò concentrando lungo le sponde del Mekong e del lago Tonlé Sap.

L’arco di tempo che va dal VI all’VIII secolo è chiamato regno di Chenla, costituito, come quello di Funan, da molti piccoli stati che con il tempo andarono aggregandosi e a diedero vita all’impero Khmer e ai favolosi templi di Angkor.

JAYAVARMAN II E LA NASCITA DELL’IMPERO KHMER

Nell’802 Jayavarman II si proclamò devaraja, “dio re”, ovvero rappresentante in terra di Shiva, sulla montagna sacra di Phnom Kulen. Questo luogo è ancora oggi meta di pellegrinaggio, perché proprio qui si conserva un’iscrizione che celebra l’autoproclamazione del re.

Jayavarman II regnò dall’802 al 850 e fu capostipite di una dinastia reale che diede vita al più grande impero che il Sud-Est asiatico abbia mai conosciuto.

La capitale dell’impero ebbe sede in diversi luoghi. Prima a Iandrapura, nei pressi Kompong Cham, poi a Haryharalaya, di cui restano i templi di Roluos, a circa 13 Km a est di Siem Reap, poi Mahendraparavata, città perduta scoperta nel 2013, da un’equipe internazionale di archeologi, grazie all’utilizzo di radar laser.

INDRAVARMAN I E
YASOVARMAN I. ROLUOS E I PRIMI TEMPLI DI ANGKOR

Indravarman I succedette al cugino Jayavarman III, forse usurpando il trono e regnò dall’877 all’889. A Roluos, fece costruire il Preah Ko ed un baray, un bacino artificiale che simboleggiava, in una visione induista, l’oceano che circonda il Monte Meru, la montagna sacra, centro dell’universo e sede degli dei. La funzione pratica del bacino era quella di raccogliere le acque durante la stagione dei monsoni, per irrigare i campi di riso attraverso una fitta rete di canali. L’ultima costruzione voluta da Indravarman I fu il Bakong.

Panoramica del tempio Bakong, presso l'area di Roluos.
Panoramica del Bakong

Yasovarman I, figlio di Indravarman, regnò dall’889 al 910. Fece terminare la costruzione del barey e costruì al suo centro, al di sopra di un’isola artificiale, il Lolei. Questo tempio è costituito da 4 torri in mattoni dedicate, in base ad un’iscrizione in sanscrito presente sul sito, alla madre, al padre e ai nonni materni del re.

Questo sovrano è ricordato soprattutto perché fu il primo ad edificare templi ad Angkor. Ordinò la costruzione del Phnom Bakheng, un tempio montagna dedicato a Shiva, su una collina a 16 km da Roluos, nella zona di Angkor. Altra opera di questo re fu lo scavo del Barey Orientale, a est del Bakheng, oggi completamente riempito da sedimenti. Il tempio fu collegato alla zona di Roluos attraverso una strada rialzata. La capitale passo così da Haryharalaya a Yasodharapura, di cui il Bakheng era il centro. Oggi il tempio è uno dei siti più visitati perché da qui si gode di una vista spettacolare sull’Angkor Wat, specialmente al tramonto.

JAYAVARMAN IV. DAI TEMPLI DI ANGKOR A QUELLI DI KOH KER

Con il regno di Jayavarman IV, che governò dal 924 al 942, la capitale si trasferì per breve tempo, a Koh Ker a circa 80 km a nord-est dei templi di Angkor. Il monumento principale di questo sito è il Prasat Thom, una piramide a gradoni alta 40 m con base quadrata di 50 m per lato. Una scala conduce in cima alla piramide, da cui si gode una vista spettacolare sulla foresta circostante.

Il Prasat Thom, tempio piramidale di Koh Ker costruito nel X secolo quando Jayavarman IV abbandonò i templi di Angkor per trasferirsi a nord est
il Prasat Thom, tempio piramidale dell’area di Koh Ker.

Il Prasat Krahom, nome attribuito ai giorni nostri, è la seconda struttura in grandezza di questo sito e si trova appena a nord-est del tempio piramidale. Si tratta di una costruzione in mattoni rossi (Prasat Krahom significa appunto “tempio rosso”) di cui restano torri, porticati, parzialmente crollati con alcune delle colonne cadute e in parte coperte dai sedimenti.  

Tempio Prasat Krahom con un colonnato di un corridoio parzialmente crollato.
Sito di Koh Ker. Particolare del Prasat Krahom. Colonnato parzialmente crollato.

A sud di quest’area è presente il Rahal, un bacino alimentato dal fiume Sen.

Altri templi che fanno parte del complesso di Koh Ker sorgono a circa 1 km a nord-est del Prasat Krahom. Queste strutture sono il Prasat Theng e il Prasat Leung o Prasat Linga e hanno al loro interno alcuni dei linga più grandi di tutto il paese. I linga, simboli fallici di fertilità, venivano collocati all’interno di quasi tutti i templi hindu.

Tutte queste strutture, furono quasi dimenticate nell’intricata vegetazione della foresta, a causa della dittatura e delle sue conseguenze. Vennero per così dire riscoperti, quando incendi appiccati per ottenere suolo coltivabile li riportarono alla luce. Il Prasat Theng, un tempio a torre con la parte superiore a forma di fiore di loto, ha infatti le pareti annerite dal fuoco.

Prasat Theng, un tempio del complesso di Koh Kor. Si tratta di una torre a forma di bocciolo di loto.
Il Prasat Theng, un tempio torre a forma di bocciolo di loto.

Quattro chilometri a sud sorge il Prasat Bram, una spettacolare serie di torri, alcune delle quali sono state quasi totalmente avvolte dalle radici dei fichi strangolatori. E’ uno scenario degno di un set cinematografico.

Il Prasat Bram, una serie di torri, nella foto ne sono visibili 3, parzialmente avvolte dalle radici dei fichi strangolatori
Alcune delle torri del Prasat Bram, parzialmente avvolte dalle radici dei fichi strangolatori.

Koh Ker è uno dei siti più enigmatici della Cambogia. La documentazione raccolta dagli archeologi cambogiani, negli anni 50 e 60, è andata perduta durante la guerra civile degli anni 70.

RAJENDRAVARMAN E JAYAVARMAN V. NUOVI TEMPLI AD ANGKOR

Sotto la guida di Rajendravarman, che regnò dal 944 al 968, la capitale tornò ad Angkor. A questo sovrano si deve la costruzione del Mebon Orientale e del Pre Rup, mentre a suo figlio Jayavarman V, che gli successe e regnò fino al 1001, è attribuita la costruzione del Ta Keo. Durante il suo regno sorse il Bantey Srei, costruito per volere di un brahmino.

Torri del tempio Pre Rup e leone in pietra. Si tratta di uno dei templi di Angkor più visitati.
Area di Angkor. Tempio Pre Rup

ETA’ CLASSICA

L’età classica per la cultura angkoriana, è quella che va dal X al XIV secolo, arco di tempo in cui vennero costruiti i templi di Angkor che oggi costituisco la maggior attrattiva. Fu un periodo estremamente produttivo dal punto di vista architettonico, ma anche segnato da molti conflitti.

SURYAVARMAN I E UDAYADITYAVARMAN II

Suryavarman I regnò dal 1002 al 1049, usurpando il trono. Era anch’egli un devaraja, un dio-re, ma durante il suo regno le sculture buddhiste si diffusero numerose in tutta la zona di Angkor. E’ plausibile sostenere che avesse una formazione di stampo buddhista mahayana. Fu un regno di imprese militari. Ai domini di Angkor vennero annessi Thailandia e Laos centro-meridionale.

Ad Udayadityavarman II, figlio di Suryavarman I, che regnò dal 1049 al 1065, si deve la costruzione del Baphuon, un tempio piramidale alto 43 m e del Mebon Occidentale. Le campagne militari del sovrano portarono ad un ulteriore ampliamento del confini.

SURYAVARMAN II E L’ANGKOR WAT

Nel 1112, dopo decenni di lotte interne per il potere, salì al trono Suryavarman II che regnò fino al 1152 e unificò la Cambogia. A differenza dei sovrani che fino ad allora avevano regnato, Suryavarman II si consacrò al culto di Vishnu e a questa divinità dedicò la costruzione dell’Angkor Wat, il luogo di culto più grande al mondo. La struttura fu completata in appena 40 anni perchè il re ordinò che la costruzione venisse portata avanti contemporaneamente sui quattro lati.

Panoramica del tempio centrale dell'Angkor Wat, scattata da sudovest. In primo piano le mura del tempio e sullo sfondo tre delle torri interne a forma di bocciolo di loto.
Panoramica del tempio centrale dell’Angkor Wat, scattata da sudovest.

Angkor Wat significa “il tempio che è una città” e può essere considerato il culmine delle capacità architettoniche della civiltà Khmer. Per i cambogiani rappresenta tutt’oggi motivo d’orgoglio e l’anima stessa del paese, tanto da comparire sulla bandiera nazionale.

Il tempio è orientato verso ovest e questa è una peculiarità in quanto l’ovest è simbolicamente la direzione della morte. Vishnu è però una divinità associata spesso all’occidente. Inoltre si ritiene che lo scopo del tempio potessere essere quello di mausoleo per accogliere e venerare le spoglie del sovrano.

Si potrebbe essere portati a pensare che l’Angkor Wat consista solo nella struttura che maggiormente colpisce l’attenzione, ovvero la parte centrale del tempio, coperta da 800 m di bassorilievi e caratterizzata dalle torri, tra cui svetta quella centrale. La struttura in realtà è molto più grande. Le dimensioni sono epiche! Ad ovest una strada rialzata, in arenaria, attraversa il fossato largo 190 m che circonda l’Angkor Wat. La struttura costruita in blocchi di arenaria, trasportati qui da una cava presso la zona del Phnom Kulen, ad oltre 50 km, ha un muro perimetrale rettangolare, di 1025 m per 800 m. Ogni lato ha un ingresso. Quello principale, ad ovest, conduce ad un viale lungo 475 m, fiancheggiato da due biblioteche e due vasche rituali, superate le quali si giunge al complesso centrale del tempio.

Angkor Wat dal suo accesso orientale. Sono visibile 3 torri centrali a forma di bocciolo di loto e i muri esterni del tempio centrale.
Angkor Wat dall’accesso orientale.

La struttura è caratterizzata da elementi architettonici tipicamente Khmer, quali le torri a forma di bocciolo di loto, le terrazze cruciformi, le gallerie concentriche.

Il tempio centrale è suddiviso in tre livelli, con al suo centro, una piazza, circondata da gallerie interconnesse, sulla quale si erge la torre centrale altra 55 m. Questa rappresenta simbolicamente il Monte Meru, mentre le mura e il fossato sono la rappresentazione delle montagne e dell’oceano che lo circondano. Alla torre centrale rimasta chiusa per molti anni, si accede oggi attraverso una ripida scalinata.

Torre centrale dell'Angkor Wat. E' una struttura a forma di bocciolo di loto.
Torre centrale, a forma di bocciolo di loto, dell’Angkor Wat.

Gli 800 m di bassorilievi che coprono l’esterno dei muri della parte centrale del tempio, rappresentano episodi epici della mitologia hinduista e episodi che celebrano la vita del sovrano.

La galleria sud occidentale ritrae la battaglia di Kurukshetra, una scena tratta dal Mahabharata, un poema epico hindu. I bassorilievi della parete meridionale rappresentano l’esercito di Suryavarman II, e Paradiso e Inferno. La prima metà della parete orientale è decorata dalla Zangolatura dell’Oceano Latte, in cui demoni e dei si fronteggiano in una sorta di tiro alla fune, reggendo e tirando rispettivamente testa e coda del serpente Vasuki.

Bassorilievi della galleria orientale presso il tempio centrale dell'Angkor Wat
Bassorilievi della galleria orientale presso il tempio centrale dell’Angkor Wat.
Particolare del bassorilievo sulla parete est. Una divinità e il suo esercito sono impegnati nel fronteggiare i demoni in una sorta di tiro alla fune. Si tratta di un episodio mitologico noto come Zangolatura dell'Oceano Latte.
Particolare del bassorilievo sulla parete orientale. Zangolatura dell’Oceano Latte.

Nella seconda metà della galleria Vishnu sconfigge i demoni. Un particolare lo ritrae mentre affronta i demoni in sella a Garuda, una creatura metà uomo e metà uccello. Sulla parete settentrionale sono rappresentati rispettivamente Krishna e il re demone e la battaglia tra dèi e demoni. L’ultimo bassorilievo, sull’ala settentrionale della parete ovest, ritrae la battaglia di Lanka, tratta da Ramayana. Rama con il suo esercito di scimmie, combatte contro Ravana, rappresentato con 10 teste e 20 braccia.

L’Angkor Wat è anche noto per le sculture delle oltre 3000 aspara, le ninfe celesti, uniche e tutte diverse le une dalle altre. Queste ninfe sono rappresentate con 37 acconciature diverse!

Bassorilievo di un'aspara ad Angkor Wat, Cambogia
Bassorilievo di un’aspara ad Angkor Wat.

A Suryavarman II si deve anche la costruzione del Beng Mealea, un tempio situato a 68 km a nord-est di Siem Reap che presenta la stessa pianta dell’Angkor Wat. La giungla se n’è impadronita a tal punto che molte parti della struttura, compresa la torre centrale, sono crollate. Il sito è visitabile.

Particolare del Beng Mealea. Si notano colonne e pareti crollate e alberi che crescono tra i muri della struttura.
Particolare del Beng Mealea.

Nonostante la maestosità di Angkor, la cui costruzione comportò un grande dispendio di risorse, l’impero cominciò a fare i conti con i primi segnali di declino che si manifestarono con un lento insabbiamento di canali e dei bacini di un’area sfruttata oltre le proprie risorse. Inoltre, durante gli ultimi anni del suo regno, Suryavarman II si impegnò in una campagna militare contro i vietnamiti con esiti disastrosi e in cui lo stesso sovrano rimase ucciso.

Nel 1177 i cham, gli abitanti del Vietnam meridionale, annesso all’impero khmer, attaccarono Angkor sfruttando le vie di navigazione, risalendo dal mare, il fiume e poi il lago Tonlé Sap. Gli insorti depredarono e saccheggiarono Angkor.

JAYAVARMAN VII E I TEMPLI DI ANGKOR THOM

Nel 1181 Jayavarman VII riconquistò Angkor. Il suo regno, che durò fino al 1219, rappresenta una svolta, perché il sovrano si convertì al buddhismo mahayana, una religione già molto diffusa tra il popolo khmer. Si ritiene anche che la distruzione di Angkor rappresentò un colpo molto duro all’immagine del “dio-re” e che quindi un nuovo orientamento religioso fosse necessario.

Panoramica del Bayon, uno dei templi di Angkor più visitati. Sullo sfondo le sue torri. Si intravedono i volti in pietra che caratterizzano la struttura.
Bayon

Jayavarman VII ordinò la costruzione dell’Angkor Thom che divenne la nuova capitale, circondata da mura, alte 8 m e lunghe 12 m e da un fossato largo 100 m. L’intera area, con i suoi 10 kmq è ancora più grande dell’Angkor Wat. All’interno sorgono templi quali il Bayon, il Baphuon (la cui costruzione è precedente e attribuita a
Udayadityavarman II) la Corte Reale, il Phimeanakas, la Terrazza degli Elefanti, la Terrazza del re Lebbroso.

Uno dei volti in pietra del Bayon, uno dei templi di Angkor più visitati.
Uno dei volti dall’enigmatico sorriso, del Bayon.

Il Bayon, uno dei luoghi più visitati di tutto il sito archeologico, è un tempio montagna costruito su tre livelli. La struttura è nota per le 54 torri decorate da 216 volti di Avalokiteshvara, il Bodisatthva protettore del regno. Si ritiene che tutti questi volti altro non siano che il ritratto del sovrano stesso. Questo tempio è inoltre caratterizzato da 1 km e 200 m di bassorilievi, sul muro esterno del primo livello, che rappresentano la vita quotidiana del XII secolo.

Jayavarman VII fu il sovrano più prolifico in ambito architettonico. A lui si deve anche la costruzione del Ta Prohm, il Banteay Kdei, il Preah Khan nell’area di Angkor, e il Banteay Chhmar e il Preah Khan nella provincia di Preah Vihear.
Inoltre vennero costruiti ospedali, scuole e strade in tutto il regno.

Particolare del Preah Khan, uno dei templi di Angkor in cui la foresta ha preso il sopravvento. Si nota sullo sfondo un grosso albero cresciuto al di sopra di uno dei muri.
Particolare del Preah Khan

DECLINO E RISCOPERTA DI ANGKOR

Alla morte del sovrano seguì il declino inesorabile dell’impero Khmer. La religione tornò ad essere quella induista e molte delle sculture buddhiste, presenti nei templi, vennero distrutte o deturpate. Angkor si trovava in un’area difficilmente difendibile dagli attacchi ad opera dei thailandesi, che nel 1351 e nel 1431 la saccheggiarono. Le risorse naturali dell’area erano inoltre state sfruttate, comportando una ridotta efficienza della rete idrica. La corte si trasferì a Phnom Penh e l’area perse totalmente la sua importanza politica. I templi di Angkor conservarono però il loro ruolo sacro, rimanendo meta di pellegrini e dimora di monaci.

Durante i secoli il sito venne visitato da viaggiatori e pellegrini stranieri. In particolare, nel XVI secolo giunsero in Occidente, ad opera di portoghesi, notizie che parlavano di una città nella giungla ma solo nella seconda metà del XIX secolo fu riscoperta dai francesi che ne esaltarono la maestosità e la sua fama divenne presto nota al resto del mondo.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire, il volume Angkor, scritto nel 1944 (Maurice Glaize , Jaca Book 2010) è ancora una delle guide più complete sull’argomento. Lo trovi anche scaricabile online.

Per organizzare la tua visita ai templi, trovi in questo articolo le informazioni riguardo i biglietti, i percorsi di visita, la possibilità di esplorare i templi autonomamente o in tuk tuk, ecc.